di Diego Fusaro

Sentire altrimenti

 

Un tempo non era permesso a nessuno di pensare

liberamente. Ora sarebbe permesso, ma nessuno

ne è piú capace. Ora la gente vuole pensare

ciò che si suppone debba pensare. E questo lo

considera libertà.

  1. Spengler, Il tramonto dell’Occidente.

 

La storia dell’umanità è storia di dissensi. Da sempre,sia pure in forme, con esiti e presupposti reciprocamente irriducibili, gli uomini si rivoltano.

Lo fanno in modi molteplici e stratificati, che difficilmente si lasciano ricondurre a un paradigma unitario: e che, non di meno, presentano come orizzonte comune l’opposizione, la protesta, la rivendicata antitesi rispetto a un ordine costituito o, piú semplicemente, a un «comune sentire» (consensus) che si pretende giusto o, comunque, il solo legittimo.

La rivoluzione e la ribellione, la defezione e la protesta, la rivolta e l’ammutinamento, l’antagonismo e il disaccordo, l’insubordinazione e la sedizione, lo sciopero e la disobbedienza, la resistenza e il sabotaggio, la contestazione e la sollevazione, la guerriglia e l’insurrezione, l’agitazione e il boicottaggio: sono tutte figure proteiformi del dissenso, espressioni plurali che trovano il loro fondamento nell’unica matrice del «sentire altrimenti» rispetto all’ordine, al potere, al discorso dominante.

Dissentì Prometeo dinanzi all’ordine divino che imponeva la subalternità dei mortali, e poi Socrate dinanzi alle leggi ingiuste della polis ateniese. Fu, in seguito, la volta di Spartaco al cospetto dell’iniquo ordinamento che sanciva la schiavitú sua e dei suoi compagni. Dissentirono Tiberio Gracco e Catilina, con l’effrenata audacia della sua congiura, e anche i ribelli che tolsero la vita a Cesare; successivamente i Ciompi e gli anabattisti, sia pure con esiti infausti.

Dissentirono Lutero e gli eretici medievali, poi Giordano Bruno e Giulio Cesare Vanini, dando prova imperitura del coraggio dell’essere contro. Dissenziente fu lo stesso Cristo, che, nel seguire il «regno dei Cieli», si oppose alle ingiustizie di quello terreno.

Dissentirono Cromwell in Inghilterra, i movimenti americani contro le guerre del Vietnam e della Corea, e Marx e Lenin contro le leggi del capitale. Dissentirono gli antifascisti in Italia e Pasolini contro il nuovo fascismo della civiltà dei consumi, i rivoluzionari nella Francia del 1789 e i russi nel 1917; ma, poi, ancora i dissidenti sovietici verso il comunismo mal realizzato e Nelson Mandela verso la segregazione, Martin Luther King, Che Guevara e, semplicemente disobbedendo, Gandhi.

Furono dissenzienti Sankara verso l’imperialismo occidentale in Africa, le generazioni del Sessantotto in lotta contro i padri, la «Rosa Bianca» rispetto al nazionalsocialismo, Peppino Impastato e Paolo Borsellino contro la mafia e i cecoslovacchi verso l’Unione Sovietica.

Ancora, in tempi piú recenti e in luoghi a noi piú vicini, dissentirono nel 2001 a Genova i «no Global» e dissentono, oggi, i siciliani contro il sistema di comunicazioni satellitari americano (Muos) e i piemontesi contro la linea ferroviaria ad alta velocità (Tav).

Già da questi esempi, scelti senza alcuna pretesa di esaustività e in forma necessariamente impressionistica dalla multiforme galleria dell’avventura umana, affiora limpidamente come il dissenso corrisponda, a tutti gli effetti, a una costante della storia. Esso costituisce, per impiegare liberamente una categoria di Essere e tempo di Heidegger, un «esistenziale». L’essere-nel-dissenso, se volessimo ancora esprimerci variando le grammatiche heideggeriane, rientra tra le specificità piú proprie di quell’animale non stabilizzato e strutturalmente non stabilizzabile che è l’uomo.

In quanto «animale dissenziente», egli da sempre prende posizione rispetto al potere costituito e all’ordine simbolico dominante. Come già sapeva Spinoza, non vi sarà mai un dominio a tal punto pervasivo e capillare da estirpare in forma definitiva la capacità dell’uomo di resistere e di opporsi, di protestare e di ribellarsi.

 

TRATTO DAL PRIMO CAPITOLO DI”PENSARE ALTRIMENTI” – DIEGO FUSARO – EINAUDI